Acquista e regala il calendario 2016 con le opere realizzate dai detenuti del G11 di Rebibbia

Il figlio prodigo torna al mondo grazie al prodigio dell'arte.

Presentazione della mostra: Martedì 27 Ottobre ore 15.00 alla Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso

Dal 21 Novembre al 13 Dicembre al Museo delle Mura - Porta San Sebastiano

La consapevolezza del ritorno. È questa la parabola del figliol prodigo e l’arte ne interpreta il prodig-io.
Fuggono i giorni, le settimane, le stagioni in compagnia dei colori che hanno attraversato muri, sbarre, cemento, condanne, solitudini e tanto coraggio. Il carcere è un mondo concluso, sospeso, con regole, ritmi, odori e colori. Il nostro laboratorio ha cercato di spezzare questa separazione e aprire un varco all’arte, ai tanti colori del mondo, alla comunicazione e alla speranza. Vogliamo essere accanto a chi è privato della libertà per accompagnarlo verso un cambiamento che infranga altre barriere. Contro ogni reato, contro ogni reclusione, emarginazione, discriminazione.
La cultura, l’arte, riescono a dar voce ad altri valori consentendo di farci scoprire risorse che neanche sospettiamo di avere. Disvelano e rivelano risorse latenti sulle quali incentrare il cambiamento.

Ideato e preparato nella primavera 2014 e concluso nell’estate 2015, il laboratorio ha voluto interrompere l’andamento monotono delle giornate in carcere, un inciampo culturale che ha generato attesa, piacere, partecipazione.
Il calendario 2016 è stato realizzato da alcuni ragazzi ospiti della sezione G 11 di Rebibbia Nuovo Complesso, dalla Cooperativa Sociale PID Onlus e dall’Associazione radicale Nessuno Tocchi Caino.

Portare l’arte in carcere per riflettere su se stessi e sulle proprie responsabilità, questo vuole essere il senso del progetto conclusosi a luglio 2015 “Il Figliol Prodigo”.
Un’emozione inespressa può tradursi in disagio e malessere psichico quando non si riesce a comunicare. Attraverso l’arte si entra in una dimensione pre-verbale dell’esperienza e si riesce a dare forma anche all’indicibile, suscitando delle emozioni nelle quali immedesimarsi.
Il carcere è un albergo a zero stelle dove passano tante, troppe persone per periodi più o meno lunghi. Non si parla mai dei sentimenti che si vivono nel carcere, repressi in quanto la vita emozionale di chi è detenuto viene minata in ogni suo aspetto: la depersonalizzazione e la contestuale deresponsabilizzazione. La costrizione in uno spazio in cui si convive forzatamente con chi non si è scelto, la quotidianità scandita da orari, i pochi colloqui familiari tanto attesi e condivisi in parlatoi affollati, sono alcuni degli aspetti devastanti e d’impatto della struttura carceraria sulle persone.

La Cooperativa Sociale Onlus Pronto Intervento Disagio (PID), l’Associazione radicale Nessuno Tocchi Caino, con gli artisti dell’avanguardia contemporanea romana - Paolo Bielli, Alessandro Costa, Giuseppe Graziosi, Marina Haas, Vincenzo Mazzarella, Laura Palmieri, Elena Pinzuti - si sono messi in gioco per seguire alcuni dei detenuti nella realizzazione di opere pittoriche con il preciso scopo di portare alla luce attraverso immagini,
colori e segni di quello che spesso con le parole non si riesce a comunicare. Attraverso l’arte si è parlato dello spazio, del tempo, dell’amore, della consapevolezza, delle stagioni e della luce. Questi temi ricorrono nel frutto del nostro lavoro: il calendario 2016.
Gli artisti e gli 11 detenuti hanno lavorato fianco a fianco per quattro mesi in un flusso creativo che ha portato a elaborare molte opere individuali e collettive tra cui il cadavre exquis accompagnati da una fotografa che ha seguito tutto il percorso.
Le foto rappresentano la memoria del laboratorio, dal foglio bianco, al percorso creativo, e per finire la realizzazione dell’opera stessa, come fossero un diario.

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