Cos’è il lavoro di pubblica utilità? 

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato individuati attraverso apposite convenzioni stipulate dal Ministero della Giustizia o, su delega di quest’ultimo, dal Presidente del Tribunale, a norma dell’art. 2 e del decreto ministeriale 26 marzo 2001. Nelle convenzioni sono indicate le attività in cui consiste il lavoro di pubblica utilità, i soggetti incaricati di coordinare la prestazione lavorativa e le modalità di copertura assicurativa.

 

Il lavoro di pubblica utilità nel sistema penale

Previsto per la prima volta dal decreto legislativo n.274/2000 istitutivo della competenza penale del giudice di pace, esso può essere applicato dall’autorità giudiziaria (giudice di pace o Tribunale penale) in diverse ipotesi e con diversa natura:

- ai sensi dell’art. 54 del suddetto d.lgv. citato come pena nelle ipotesi più gravi da applicarsi cu richiesta dell’imputato;

- come condizione cui subordinare il beneficio della sospensione condizionale della pena ai sensi dell’art. 165 comma 1 c.p.;

In sostituzione della pena detentiva e pecuniaria nell’ipotesi di cui all’art. 73 comma 5 bis D.P.R. 309/90, introdotto dall’art. 4 bis del D.l. n.272/2005;

- come sanzione amministrativa accessoria ai sensi dell’art. 224 bis del D.lgs n. 285/1992 (codice della strada), così come modificato dalla L. n. 102/2006 nel caso di sentenza di condanna alla pena della reclusione per delitto colposo con violazione delle norme del codice della strada;

da ultimo, come pena sostitutiva dell’arresto e dell’ammenda, ai sensi degli artt. 186 co. 9 bis e 187 co. 8 bis del d.lgs n. 285/1992, così come modificati dalla l. n. 120/2010, rispettivamente nelle ipotesi di guida in stato di ebbrezza e guida sotto effetto di sostanze stupefacenti.

Inoltre il Lavoro di Pubblica utilità si sta affermando come forma di penalità alternativa, anche nei recenti testi di legge che puntano ad una deflazione del problema del sovraffollamento carcerario. Si ritrova nel Decreto Legge 1 luglio 2013, n. 78, cosiddetto “svuota carceri”, dove si amplia la possibilità di applicazione del Lavoro di pubblica utilità associato a misure alternativa al carcere. E nella recente Legge 28.04.2014 n. 67 in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio, con disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili. Nel caso di reati per cui e' prevista la detenzione domiciliare, il giudice puo' affiancare alla condanna anche la sanzione del lavoro di pubblica utilita'.

 

Chi ne può usufruire?

  • l’imputato per i reati previsti dal co. 5 dell’art. 73 D.P.R. 309/90 (produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità) quando non può essere concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena;

  • l’imputato per i reati di cui agli artt. 186 (guida in stato di ebbrezza) e 187 (guida sotto l’effetto di stupefacenti) del Codice della Strada, semprechè non ricorra l’aggravante di cui al comma 2 bis (aver provocato un incidente stradale) e l’interessato non abbia già prestato lavoro di pubblica utilità in passato

     

Il lavoro di pubblica utilità è una novità nel nostro ordinamento?

Il lavoro di pubblica utilità non rappresenta un'assoluta novità perché, in primo luogo, una disciplina simile era prevista dal decreto legge n. 117/2007 che, però, era stata poi eliminata in sede di conversione e, in secondo luogo, analoga pena sostitutiva è già prevista per i reati in tema di sostanze stupefacenti, in caso di integrazione della circostanza attenuante del fatto di lieve entità e di commissione da parte di soggetti tossicodipendenti o assuntori di stupefacenti, a norma dell'art. 73, comma 5-bis d.P.R. nr. 309 del 1990 (introdotto dal d.l. nr. 272 del 2005).

In secondo luogo è interessante notare come ormai il lavoro di pubblica utilità sia variamente configurato dal legislatore nel sistema di diritto penale, potendosi ravvisare addirittura 4 diverse qualificazioni.

1 - Esiste anzitutto la pena principale irrogata dal Giudice di pace nell'ambito della giurisdizione penale onoraria, di cui agli artt. 54 ss. d.lgs. nr. 274 del 2000, che costituisce, salvo espresse deroghe, la disciplina generale di riferimento. La peculiarità di questo tipo di pena consiste nel fatto che essa è sempre prevista in alternativa alle altre pene irrogabili dal giudice di pace, ossia la pena pecuniaria o la permanenza domiciliare nonché nel fatto che può essere applicata solo "su richiesta" dell'imputato (cfr. art. 54, comma 1 d.lgs. cit.). La previsione si giustifica col rilievo che si tratta di una pena che implica necessariamente una collaborazione qualificata da parte dello stesso condannato.

2 - Esiste poi il lavoro di pubblica utilità, denominato "attività non retribuita a favore della collettività", quale condotta riparatoria cui può essere subordinata la concessione condizionale della pena, a norma dell'art. 165, comma 1 c.p. ed il cui positivo svolgimento, pertanto, unitamente al trascorrere del tempo previsto, consente di ottenere l'estinzione del reato per il quale si è riportato la condanna. Da questo punto di vista, pertanto, il lavoro di pubblica utilità si avvicina appunto alle condotte riparatorie, restitutorie o risarcitorie direttamene rilevanti sul piano più propriamente civilistico, ma che possono riverberare effetti sulla sospensione condizionale della pena, quali conferme tangibili della prognosi favorevole. Anche in tal caso per la relativa applicazione è rilevante la volontà dell'interessato, ma solo in via negativa, nel senso che la sua opposizione preclude l'applicazione.

3 - Esiste poi il lavoro di pubblica utilità quale sanzione amministrativa accessoria che il giudice può applicare, in aggiunta alla pena della reclusione, in caso di condanna per un delitto colposo commesso con violazione delle norme del codice della strada, a norma dell'art. 224-bis cod. str., introdotto dall'art. 6 legge nr. 102 del 2006.

4 - Esiste, infine, il lavoro di pubblica utilità quale pena sostitutiva dell'arresto o dell'ammenda per i reati di guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (ovvero della reclusione e della multa nei reati in tema di sostanze stupefacenti).

 

Che durata ha il lavoro di pubblica utilità?

La durata della sanzione sostitutiva è commisurata alla durata delle pene sostituite, in deroga ai limiti edittali previsti dall'art. 54, comma 2 d.lvo nr. 274 del 2000 (da 10 giorni a 6 mesi) e a tal fine la legge prevede anche autonomi criteri di ragguaglio. In particolare un giorno di arresto corrisponde ad un giorno di lavoro di lpu, mentre un giorno d lavoro di lpu viene ragguagliato con € 250,00 di ammenda.

 

C'è un limite giornaliero allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità?

Il richiamo della disciplina generale della competenza penale del Giudice di pace implica certamente che rimane fermo il limite della prestazione delle 6 ore settimanali (corrispondenti a 3 giorni di arresto), salvo diversa richiesta da parte del condannato, eventualmente anche in sede di procedimento di esecuzione (cfr. art. 54, comma 3 d.lgs nr. 274/2000). Anche il computo della pena sostitutiva rimane quello previsto dal comma 5 dell'art. 54 d.lgs. nr. 274/2000, per cui un giorno di lavoro di lpu consiste in 2 ore, anche non continuative, di attività lavorativa.

 

Come funziona in pratica?

Preliminarmente conviene che l'interessato si faccia rilasciare dall'ente convenzionato una dichiarazione di disponibilità.

Dopo aver acquisito il consenso (meglio: la non opposizione) dell'imputato, con la sentenza penale di condanna o col decreto penale (qualche ente convenzionato richiede anche l'ordine di esecuzione) il Giudice determina la durata concreta dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità ed incarica l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna territorialmente competente di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di lpu.

In caso di svolgimento positivo, il giudice all'esito di un procedimento di esecuzione, con fissazione di apposita udienza e con decisione ricorribile unicamente in Cassazione, dichiara il reato estinto, revoca la confisca del veicolo eventualmente disposta e riduce della metà la sospensione della patente di guida.

Tra le sanzioni che vanno revocate o ridotte non è fatta menzione della revoca della patente che, pertanto, potrebbe ritenersi rimanga ferma nonostante il positivo svolgimento del lavoro di lpu.

Viceversa, in caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di lpu, il giudice, ancora con le forme del procedimento di esecuzione di cui all'art. 666 c.p.p., "tenuto conto dei motivi, della entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituta e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della confisca".

La formula linguistica utilizzata dal legislatore sembra imporre una distinzione tra tipologie di violazioni, dovendosi pertanto ritenere che non tutte le violazione danno luogo alle conseguenze indicate, ma solo quelle ritenute più gravi all'esito di un giudizio discrezionale compiuto dal Giudice.

Il ripristino delle pene sostituite costituisce la ragione per la quale non sembra configurabile il delitto di cui all'art. 56 d.lgs. nr. 274 del 2000, anche considerando che le pene sostituite ripristinate lo sono per intero, senza alcuna detrazione in considerazione del periodo di lavoro di p.u. prestato, come accade invece, ad es., in caso di revoca delle pene sostitutive a norma dell'art. 66 legge nr. 689 del 1981.

Piuttosto oscuro è il riferimento al ripristino della sospensione della patente e della confisca dal momento che la riduzione della sospensione della patente e la revoca della confisca, come si è visto, conseguono all'accertamento del positivo svolgimento del lavoro di p.u. e sono disposte unitamente alla pronuncia che accerta l'estinzione del reato.

E' pertanto impossibile che la violazione degli obblighi connessi al lavoro di p.u. possa determinare la necessità di ripristinare la sospensione della patente nella misura originaria o la confisca già revocata. Si deve, pertanto, ritener un refuso del legislatore, e la norma deve essere intesa, più propriamente, nel senso che la revoca della pena sostitutiva implica il definitivo consolidarsi anche della sanzione amministrativa accessoria e della confisca.

 

L’applicazione della sanzione nel territorio di Roma

Roma rappresenta un’eccezione rispetto al territorio italiano. Il lavoro di pubblica utilità nella capitale ha trovato un’applicazione unica. Nel resto d’Italia gli enti interessati a prendere in carico i condannati si accreditano presso un registro depositato in Tribunale. In questo modo le persone si rivolgono al singolo ente e chiedono una disponibilità ad essere presi in carico. Questo accade più o meno in tutta Italia, mentre a Roma il Tribunale e il Comune hanno sottoscritto un protocollo d’intesa sul lavoro di pubblica utilità sin dal 2007. Attualmente l’amministrazione capitolina ha delegato l’Ufficio Detenuti e attraverso di lui la Cooperativa Sociale P.I.D. (Pronto Intervento Disagio), che svolge attività di segretariato sociale, per l’individuazione dell’attività a favore della collettività che i condannati devono espiare come forma di pena sostitutiva.

Per leggere come funziona nel dettaglio il lavoro di pubblica utilità a Roma, clicca qui

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