Sono tanti i progetti nei quali il Pid è impegnato: progetti rivolti a detenuti e migranti, progetti che abbracciano settori e attività trasversali.

Che sia per bisogni immediati (esigenze in carcere o accoglienza alloggiativa) o per quelli futuri (la necessità di acquisire delle competenze per rientrare nel tessuto socio-professionale di appartenenza), il Pid svolge, nel complesso, un quadro completo del percorso riabilitativo. Dall'arrivo (in carcere o in Italia) fino al reinserimento al 100% nella società. Che poi dovrebbe essere il fine ultimo della riabilitazione.

Il Pid riesce a coniugare servizi utili nell'immediato (vedi lavanderia e cucina per detenuti) con pratiche che torneranno utili in futuro (acquisizioni di competenze spendibili nel mercato del lavoro).

Idem dicasi per le strutture di accoglienza trasformate in luoghi di formazione, ma anche di produzione (ad esempio la coltivazione dell'orto): perfetto esempio di riqualificazione non solo della persona che vi risiede, ma anche della struttura in sé per sé (sia essa confiscata alla criminalità o inutilizzata dall'ente che la detiene).

I progetti sono solo apparentemente separati, mentre nei fatti il loro intreccio è costante e proficuo, anche perché l'intreccio è essere sempre propulsore di nuove idee che (se concretizzate) possono diventare nuovi progetti.

E tale "melting pot" si può ritrovare anche tra i progetti in corso e le esperienze passate (già concluse), che in questo modo non muoiono ma continuano a vivere sotto altre sembianze.

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